Brevi cenni di GEOGRAFIA, STORIA e CULTURA del Burkina Faso

Il Burkina Faso, chiamato fino al 1984 Alto Volta, è un paese sahariano e continentale, situato nel cuore dell’Africa occidentale, privo di sbocchi sul mare. E’ situato all’interno dell’ansa formata del corso del fiume Niger. Non ci sono rilievi montagnosi importanti e il paese è fondamentalmente un grande pianura. I corsi d’acqua si riallacciano a tre fiumi importanti: il Volta, il Comoé e il Niger. La maggior parte dei fiumi sono temporanei e restano in secca da novembre a maggio-giugno, ovvero nella stagione secca, mentre si riempiono nella stagione delle piogge che va da  giugno-luglio a ottobre.

Il Burkina Faso, terra di uomini integerrimi, si visita come in una favola, una leggenda immersa nei riti, nelle tradizioni e in luoghi meravigliosi. Vi coabitano una moltitudine di etnie, religioni, costumi, artigianato.  Chiunque vi si rechi potrà sperimentare la leggendaria ospitalità.

La cultura del Burkina, insieme di tratti distintivi, spirituali e materiali, intellettuali e affettivi, che caratterizzano la pluralità di etnie del paese, ingloba, oltre alle arti e la letteratura, i modi di vita, i sistemi di valori, le tradizioni, le credenze e i diritti fondamentali dell’essere umano.  Impregna le azioni dei membri della società, dagli atti più banali e quotidiani, a quelli più solenni e decisivi.
Assicura la coesione dei suoi membri e dei rispettivi referenti.  Sebbene questa cultura non sia rimasta immutata, in quanto ha subito e continua a subire cambiamenti provocati da fattori interni e/o esterni, fisici, sociali, economici, ecc., svolge sempre una funzione di coesione che resta una condizione fondamentale per lo sviluppo del paese.

La popolazione del Burkina Faso si distingue per dei tratti culturali precisi: l’ospitalità, l’umiltà, la lealtà, la gentilezza, il rispetto dei beni comuni, l’attaccamento al lavoro e il coraggio nelle avversità, l’amore per la patria.

Questi tratti culturali sono venerati attraverso delle manifestazioni culturali quali racconti, canti, danze, letteratura ed arte, cerimonie sociali e religiose diverse; e hanno costruito la storia comune delle popolazioni assicurando una coesione sociale e un’armonia interetnica.

La maggior parte dell’attività culturale si svolge quasi quotidianamente negli 8000 villaggi del paese, dove vive circa il 90% della popolazione composta da agricoltori e allevatori.  Anche le piccole città conoscono un’attività culturale intensa.  Si tratta principalmente di attività di festeggiamento attraverso musica e danza, prima, durante o dopo le attività campestri, o di cerimonie sociali o religiose, quali nascite, funerali, iniziazioni, incoronazioni di capi tradizionali, ecc.

Le attività culturali sono fortemente incentivate dagli organismi statali, nonché da organizzazioni private. La più importante manifestazione di livello internazionale è il Festival Panafricano del Cinema che si svolge nella capitale ogni due anni.

 

Storia del Burkina Faso

In Burkina Faso si trovano tracce di insediamenti umani fin dai periodi più remoti dell’antichità. In vari siti del territorio del paese sono stati rinvenuti reperti datati fino a 12000 anni a.C.

A partire circa dall’anno 1000 a.C. varie ondate migratorie determinano l’insediamento di popolazioni appartenenti a molte diverse etnie. Non esistono molti documenti ma l’analisi delle tradizioni orali ha potuto determinare la loro storia. Si tratta sia di agricoltori che di pastori nomadi organizzati in sistemi sociali autonomi, spesso con un forte senso d’indipendenza. Il loro rapporto con le divinità della natura era molto forte e vivace. I rapporti tra le popolazioni erano assicurati dalle vie commerciali che attraversavano il paese. Gli scambi erano praticati attraverso il baratto.

Dal XII al XVII secolo a seguito di nuove grandi migrazioni si installano nel paese popolazioni con strutture politiche più evolute su cui si fondano le maggiori tradizioni attuali:

·        I Mossi

Grazie ai resoconti arabi abbiamo notizie su questo popolo, proveniente dal Ghana, che occupa la parte centrale e Nord del paese. E’ un popolo di guerrieri e conquistatori che sottomette le popolazioni pre-esistenti e crea uno stato forte con una struttura centralizzata. Secondo la leggenda l’antenato dei Mossi è Ouedraogo (che significa stallone), figlio nato dall’unione tra la principessa guerriera Yennega e il principe d’origine Mandinga che la soccorse quando il suo cavallo si era imbizzarrito.

Sono i Mossi a fondare l’attuale capitale del Burkina Faso: Ouagadougou. La lingua parlata è il Moré, ancora oggi una delle lingue più diffuse nel paese.

·        I Gulmanceba

I regni Gulmanceba si sviluppano a seguito dell’arrivo di conquistatori chiamanti Burcimba nella zona Est del paese. A differenza dei Mossi, assimilano le lingue parlate dai loro predecessori. Stabiliscono un sistema sociale fortemente gerarchizzato.

·        Numerose altre etnie occupano varie zone del paese, alcune di queste introducono la religione musulmana.

A partire dai primi del 1800 alcuni esploratori europei attraversano il paese. I conquistatori europei vengono inizialmente vissuti dalla popolazione come esseri superiori, quasi divini: sia a causa delle maggiori conoscenze tecnologiche e sia per il loro arrivo dal mare, oltre il quale si pensava non esistesse nulla.

Nel 1888 i francesi iniziano l’occupazione, ma a differenza di altre zone dell’Africa, incontrano una forte resistenza e il rifiuto a sottoscrivere i trattati di protettorato, soprattutto da parte del re Mossi: Naba Wobgo. La conquista avviene quindi attraverso varie guerre.

Alla fine dell’800 i francesi fondano la colonia dell’Alto Volta che viene successivamente integrata alla colonia dell’Alto Senegal e Niger. Infine nel 1919 un decreto crea la colonia autonoma dell’Alto Volta con capitale a Ouagadougou.

I francesi consolidano la loro struttura amministrativa nel paese e impongono massicciamente il lavoro forzato alla popolazione per la realizzazione di infrastrutture, strade, edifici amministrativi, scuole, strutture sanitarie.  Istituiscono inoltre la coltivazione su vasta scala del cotone con campi collettivi obbligatori.   

Nel 1932 la colonia dell’Alto Volta viene soppressa e il territorio suddiviso tra le colonie confinanti. Molte delle strutture precedentemente create vengono smantellate (stamperia, tesoreria, Scuola Regionale di Ouagadougou).

Durante la Seconda Guerra Mondiale viene incentivato il reclutamento e sono molti gli africani che perdono la vita nel conflitto. I sopravvissuti al loro rientro, con una maggiore coscienza delle debolezze dei loro dominatori, iniziano un processo di rivendicazioni contro lo sfruttamento e l’asservimento che portano successivamente all’abolizione del lavoro forzato (1946).

E’ in questa fase che emerge un sentimento di identità nazionale.

Il re Mossi, Moro-Naba Kom II si fa portatore di questo sentimento con un’alleanza tra istituzioni tradizionali e organizzazioni politiche moderne: viene fondato il partito dell’Unione per la difesa degli interessi voltaici.

Preoccupati per questa evoluzione, nel 1947 i francesi ricostituiscono l’Alto Volta entro i confini precedenti al 1932.

Negli anni successivi la Francia mette in atto un processo di democratizzazione con una sempre maggiore partecipazione dei rappresentanti locali, non priva di lotte e forti contrasti interni, sia tra i vari partiti politici, sia tra il potere tradizionale (il re Mossi) e il potere politico; finchè il 5 agosto del 1960 viene proclamata la sovranità nazionale. Il 20 settembre dello stesso anno l’Alto Volta è membro dell’ONU.

Fino alla vigilia dell’indipendenza l’economia del paese si basava soprattutto su un’agricoltura di sussistenza, sull’allevamento e sulla coltivazione del cotone (oggetto del lavoro forzato nel periodo della colonizzazione). Le attività industriali erano praticamente inesistenti, fatta eccezione per qualche azienda di trasformazione dei prodotti (cotone, ecc.) per esportare dei semi-lavorati. Il commercio era relativamente ben sviluppato ma solo una piccola parte della produzione veniva esportata e non era sufficiente (in termini di valore, non in termini quantitativi) a bilanciare le importazioni. Nel 1959 viene adottata una politica di austerità finanziaria per far fronte alla situazione economica disagiata dell’Alto Volta.

L’indipendenza non costituisce una rottura brutale con la vecchia potenza coloniale, anzi è accompagnata dalla firma di accordi di cooperazione, sebbene l’Alto Volta rifiuti l’installazione di basi francesi sul suo territorio.  Questo giovane stato ricerca un equilibrio sul piano diplomatico, economico e politico, ma l’euforia della nuova situazione fa perdere di vista la grave situazione economica. Inoltre alcune prese di posizione nei confronti della Francia fanno perdere parte delle sovvenzioni. Di fronte alla penuria delle casse pubbliche che peggiora, il governo decide di attuare una drastica politica di riduzione salariale. Agli oppositori non è lasciato alcuno spazio e spesso vengono imprigionati. LamizanaCiò nonostante i sindacati proclamano uno sciopero che porterà nel 1966 alla rivolta popolare. Il presidente è costretto a dimettersi e a richiesta della popolazione il militare più anziano di grado prende il potere. Si tratta del comandante Lamizana che governerà il paese fino al 1980, seppure diversi inquadramenti sul piano costituzionale e politico. Un risanamento delle finanze pubbliche viene attuato e lo stato aumenta notevolmente la sua partecipazione in numerosi settori economici quali l’elettricità, l’acqua, le attività culturali, le banche, le assicurazioni, ecc. Viene approvata la prima Costituzione del paese.

Periodi di governo democratico, ma con forti contrasti interni e periodi di governo militare si alternano fino al 1983, quando a seguito di un colpo di stato prende il potere il capitano Thomas SankaraThomas Sankara, il quale attua una politica estremamente progressista e inaugura un periodo di grandi riforme sociali ed economiche che in soli 4 anni permettono di elevare notevolmente il tasso di scolarizzazione, migliorare le strutture socio sanitarie, costruire dighe per l’irrigazione dei campi, riassestare le finanze pubbliche attraverso una severa riduzione degli sprechi e una lotta alla corruzione e ai favoritismi. Promuove una politica di disarmo in favore del benessere sociale, si oppone al pagamento del debito del Fondo Monetario Internazionale e al saccheggio delle risorse naturali da parte delle multinazionali. Le infrastrutture vengono potenziate e l’obbiettivo minimo di acqua, cibo e casa per tutti viene perseguito con ottimi risultati, considerando la situazione drammatica di partenza. L’Alto Volta viene rinominato Burkina Faso (il paese degli uomini integri). Tutti i settori dell’arte e della cultura vengono fortemente incentivati, rivalutando le tradizioni e le conoscenze proprie del paese, restituendo dignità a coloro che ancora vivono con un senso di inferiorità rispetto alla cultura occidentale degli ex-colonizzatori.

Il governo di Sankara termina tragicamente nel 1987 con la sua fucilazione Blaise Compaorédurante un ennesimo colpo di stato di coloro che non condividono la sua politica intransigente di autonomia e socialismo.
Dal 1987 ad oggi, sotto la guida di Blaise Compaoré, il Burkina Faso è una Repubblica democratica. La situazione economica del paese è una delle più critiche del mondo e permangono grandi disparità e contraddizioni interne, nonché forti condizionamenti dalle grandi potenze occidentali.


torna su

"Il ben fatto non è mai perso"