Il Burkina Faso è un paese in cui convivono più di 60 diverse etnie con tradizioni e lingue diverse.  Questa pluralità di origini culturali ha portato ad una straordinaria ricchezza di espressioni artigianali ed artistiche.

L’obbiettivo dell’Associazione Watinoma è di promuovere, valorizzare, coltivare, proteggere, rinnovare questo patrimonio.

L’Associazione, oltre a riunire musicisti e ballerini, comprende anche artigiani che lavorano nei seguenti settori:

  • Costruzione di strumenti musicali tradizionali
  • Tintura e disegno su tessuti
  • Scultura/lavorazione del legno
  • Decorazione e fabbricazione di oggetti con zucche
  • Bigiotteria, gioielleria
  • Lavorazione del bronzo e del ferro
  • Oggetti con materiali riciclati

La collaborazione tra Associazione Ital Watinoma in Italia e Association Watinoma in Burkina Faso, intende favorire e sviluppare queste attività, sia attraverso la ricerca di sbocchi commerciali, sia documentando i procedimenti per ottenere questi oggetti, per dare maggiore dignità all’attività artistica e per fornire la possibilità a chi acquista di comprenderne il significato e l’autentico contenuto in termini di abilità e manualità necessarie per la loro produzione.

COSTRUZIONE STRUMENTI MUSICALI

Gli artigiani dell’associazione costruiscono vari strumenti musicali tradizionali. Si tratta di:

  • strumenti a percussione: djembé, doum-doum (tamburi bassi), calebasse (zucche africane), “maracas” con conchiglie, bendré (tamburo tradizionale costruito con una zucca)
  • strumenti a corde: Ngoni (una sorta di arpa africana a 13 corde – detta anche Kora), Kunde (chitarra tradizionale a 3 corde).
  • flauti africani

Qui di seguito documentiamo alcuni dei processi.

Kora a 13 corde: NGONI

La kora è costruita con una zucca ricoperta con una pelle di capra, precedentemente inumidita per permettere una tiratura ottimale, fissata con delle puntine che servono anche a decorarne la cassa.
Si praticano poi i fori nella zucca per inserire il bastone sul quale verranno fissate le chiavi per l’accordatura. Le corde che si utilizzano attualmente sono in nylon, mentre un tempo si utilizzavano corde di budello. Sulla pelle di capra si praticano dei fori per far passare i legni che permettono l’impugnatura dello strumento. Infine si monta il ponticello e le corde e si procede all’accordatura che può essere fatta con varie modalità a seconde dei brani che vengono eseguiti.

COSTRUZIONE DI DJEMBE’

Il djembé è uno dei tamburi africani ormai più conosciuti anche in Europa. Si potrebbe dire che è diventato una sorta di messaggero della cultura africana nel mondo.
La sua costruzione comincia dal “fuso” ovvero la parte in legno, scolpita a mano da un tronco d’albero. In genere si utilizza il legno di Karitè o di altri alberi dal legno piuttosto duro. I djembé del Burkina Faso sono conosciuti per la qualità del loro suono e questo è dovuto al legno utilizzato che, per il clima arido, è ben compatto, a differenza di alberi che crescono in regioni più umide (tipo quelle lungo le coste del Golfo di Guinea) i quali presentano un legno più poroso.
Una volta scolpito, il fuso viene fatto asciugare nutrendo il legno con burro di karitè affinché non si formino delle crepe. Si acquistano poi delle barre di ferro che vengono tagliate e saldate su misura a seconda della circonferenza dei fusi. Servono tre anelli di metallo, due superiori e uno inferiore, su cui si monteranno in seguito le corde. Gli anelli vengono rivestiti di strisce di tessuto colorato. Con una corda si formano sull’anello dei ganci che devono essere abbastanza ravvicinati, affinché poi si possa mettere bene in tensione la pelle. Si cominciano a far passare le corde verticali.

Poi si monta la pelle. In genere si utilizza una pelle di capra intera. Alcuni professionisti preferiscono utilizzare pelle di mucca, per via del suono più secco, ma questa richiede uno sforzo molto maggiore per essere tirata. La pelle viene bagnata e poi posizionata sul tamburo nella parte più conveniente: si studia se ci siano dei punti deboli che potrebbero cedere con la tensione.
Si incastrano sulla pelle i due anelli di metallo e si tagliano i lembi in eccesso.
Adesso si può terminare l’infilatura delle corde verticali attraverso i ganci e mettere la pelle a seccare al sole. Una volta asciutta, si procede con la tiratura delle corde, lavoro che oltre a richiedere una notevole forza fisica, necessita anche di grande esperienza per far restare bilanciata la tensione. Le corde vengono tirate a più riprese man mano che la pelle cede. Più un djembé è ben tirato in questa fase e migliore sarà il suono.
Infine si rade la pelle con una lametta facendo molta attenzione a non scalfirla: se si taglia bisogna ricominciare tutto da capo!! La parte inferiore del fuso può essere scolpita con motivi geometrici o figurativi. Questa decorazione può essere effettuata sia prima che dopo il montaggio della pelle.
L’ultima parte consiste nel “tissage” (tessitura), ovvero le corde verticali vengono ulteriormente tirate intrecciandole con un’altra corda in modo da formare dei disegni triangolari, come una specie di rete. A questo punto il djembé è pronto per essere suonato

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BURRO DI KARITE’

OLIO VEGETALE – CREMA NATURALE PER LA PELLE

EMOLLIENTE IDRATANTE NUTRIENTE ELASTICIZZANTE PROTETTIVA ANTIOSSIDANTE CICATRIZZANTE ANTIRUGHE

Ricchissimo di vitamine A, B, E e F, per merito delle sue numerose proprietà benefiche è adatto per secchezza cutanea, dermatiti, eritemi, ustioni, arrossamenti, ulcerazioni e irritazioni. Esempi di applicazioni: durante la gravidanza previene la formazione di smagliature sia sull’addome che sul seno; durante l’allattamento previene la formazione di ragadi; protegge la pelle del neonato dall’arrossamento dovuto al contatto col pannolino; protegge e difende la pelle dagli agenti atmosferici e dai raggi solari, prevenendo arrossamenti ed eritemi dovuti al sole, oppure screpolature causate dal freddo e dal vento; per chi fa sport, per i percussionisti, e per chi fa lavori manuali ammorbidisce le callosità sia delle mani che dei piedi, evitando la formazione di fissurazioni dolorose ed antiestetiche; è un ottimo rimedio per le irritazioni da rasatura, sia come impacco emolliente prebarba, che come efficace lenitivo e idratante dopobarba; dopo un’ingessatura rigenera e ammorbidisce la pelle depauperata per la lunga immobilizzazione e copertura, facilitando l’eliminazione delle cellule morte superficiali che si sono accumulate; per il massaggio è un ottimo lubrificante ed emolliente; nelle persone che stanno a letto a lungo, se applicato più volte al giorno con leggero massaggio, ammorbidisce e rafforza la pelle delle parti su cui pesa il corpo, prevenendo la formazione di irritazioni, arrossamenti e piaghe; contrasta la secchezza cutanea del gomito e del ginocchio; è un prezioso cosmetico naturale antirughe e antietà per il viso e il décolleté, rallenta l’invecchiamento cutaneo, attenua le rughe già esistenti fino, in molti casi, a farle scomparire ed è in grado di restituire alle pelli non più giovani una straordinaria elasticità e compattezza. Dopo l’uso prolungato del Burro di Karité si nota una migliore circolazione del sangue nei capillari, che risultano più tonificati rendendo la pelle più luminosa, quindi è adatto anche alle pelli con “couperose”.  Si può utilizzare per impacchi su capelli secchi prima dello shampoo

Modo d’uso: per una duratura azione idratante e nutriente della pelle, scaldate un po’ di burro di karitè tra le mani e massaggiate in modo circolare sulla pelle, fino a completo assorbimento. Poiché possiede un elevato grado di assorbimento, può essere spalmato sulla pelle del viso e del corpo senza lasciare uno sgradevole effetto “unto”.  

Origini

Il burro di Karité è un olio vegetale che si ricava dai semi dell’albero omonimo.   Il nome botanico è Butyrospermum parkii e cresce spontaneamente nelle zone aride e semi aride del Sahel. 

Le donne africane lo producono tradizionalmente con un procedimento che dura vari giorni e che prevede la macinatura e la bollitura.  

Il Burro di Karité viene considerato nella savana l’albero della giovinezza e della salute. Le popolazioni africane usano ogni parte della pianta: la polpa del frutto maturo viene mangiata; il grasso contenuto nel seme, cioè il Burro di Karité, è usato come condimento, simile al nostro olio, come prodotto cosmetico e curativo per la pelle e per i capelli, come olio combustibile per fare lumini e lanterne, o per ricavarne detergenti simili al nostro sapone; i residui delle lavorazioni si utilizzano come combustibile ed hanno la proprietà di tenere lontano le zanzare; i germogli delle foglie curano le diarree dei bambini, il decotto di corteccia cura le costipazioni e il midollo del tronco serve per curare vecchie ferite che non cicatrizzano; infine il legno, che è molto duro e pesante, viene utilizzato per costruzioni, strumenti musicali, oggetti artigianali, mortai.