Studi effettuati da grandi organismi internazionali evidenziano che il futuro dell’alimentazione dell’umanità per essere sostenibile dovrà essere fondato sull’agroecologia e sui piccoli produttori. 

L’Associazione Watinoma, nel suo piccolo, applica concretamente questi valori e dal 2009 gestisce un campo di 2 ettari, con pratiche agroecologiche.

Quando abbiamo iniziato le nostre attività, le persone del villaggio ci hanno detto che stavamo perdendo tempo e che senza prodotti chimici non avremmo potuto raccogliere nulla. Dopo anni di esperienza, in tanti si interessano a noi: scuole e università, cooperativa di orticoltori, produttori, commercianti e ristoranti che vorrebbero prodotti biologici.

Il nostro progetto agricolo si basa sulla rigenerazione del suolo, sul microclima locale, sulla diversificazione delle colture e sulla conservazione della biodiversità. In 10 anni siamo riusciti a migliorare il suolo e il microclima.   
Inoltre, grazie a vari progetti e finanziamenti, abbiamo dotato il campo di alcune infrastrutture indispensabili per avere una produzione agricola continuativa durante l’anno: la recinzione per proteggere dagli animali,  un magazzino per poter conservare i prodotti, costruito  con la tecnica della Voute Nubienne, un sistema eco-sostenibile che utilizza solo la terra e non legname  o cemento; un pozzo con una pompa a energia solare e quattro vasche per lo stoccaggio dell’acqua, per facilitare l’irrigazione. 

Abbiamo anche organizzato molte attività di formazione sia sull’agricoltura biologica che sull’alimentazione, l’igiene e la prevenzione sanitario, per dare alle donne che coltivano il campo le competenze necessario per mettere in pratica un sistema di agricoltura davvero in armonia con la natura e l’ambiente.

Il gruppo di donne che coltiva il campo decide collettivamente quali produzioni fare, con il supporto di un tecnico che le guida e le consiglia, una parte della produzione è per l’autoconsumo familiare, una parte viene venduta direttamente sul mercato locale, parte al ristorante biologico dell’associazione e parte è per la mensa della nostra scuola. Lavoriamo per la trasformazione di prodotti agricoli per migliorare la conservazione, ridurre le perdite e aggiungere valore e produciamo in quantità limitata salsa di pomodoro concentrata e couscous di mais biologico.

Stiamo lavorando per sviluppare la rete di contatti per la vendita diretta dal produttore al consumatore e per controllare i prezzi di mercato in modo partecipativo.

L’esempio di Watinoma negli ultimi anni ha suscitato l’interesse di molti agricoltori nell’agricoltura biologica e vorrebbero lanciare con Watinoma un programma volto a convertire le attività agricole nell’area di Koubri dall’agricoltura convenzionale a agricoltura biologica. Tuttavia, molti agricoltori dubitano ancora dell’efficienza, della produttività e della redditività del metodo agricolo agricolo. Questo è il motivo per cui sono necessarie consapevolezza e formazione significative al fine di evitare guasti e condurre questa transizione con successo.

I prodotti agricoli di Watinoma sono certificati biologici (dal 2017) con la certificazione SPG (Sistema di garanzia partecipativa).

Watinoma fa parte della rete Slow Food Garden e partecipa alla rete Slow Food Burkina Faso per l’organizzazione di eventi come Terra Madre Burkina Faso (Terre Mère Burkina Faso)

L’approccio di Watinoma ha sempre collegato la produzione e le pratiche di agricoltura agroecologica all’educazione dei consumatori sul valore dei prodotti biologici. Organizziamo diverse attività come giornate di promozione dei prodotti locali presso il nostro Bio Resto ‘a Koubri, proiezioni di film seguite da dibattiti (abbiamo partecipato nel 2016 e 2017 al Festival Alimenterre), siamo tra i protagonisti del film Burkinabe Bounty, un film di agroecologia in Burkina Faso della regista Lara Lee.

Nel 2018 abbiamo aperto un ristorante comunitario Bio Resto a Koubri e abbiamo scelto piatti preparati con prodotti locali con una politica dei prezzi accessibile alla popolazione.

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Thomas Sankara, il presidente rivoluzionario del Burkina Faso, negli anni ’80 diceva: «Produrre in Africa, trasformare in Africa, consumare in Africa. Vivere all’africana è il nostro solo modo di vivere liberamente e degnamente».     
Noi aggiungiamo che è possibile farlo rispettando la natura e la terra.